Cybersecurity e D.Lgs. 2312001 cosa prevede il modello organizzativo

Cybersecurity e D.Lgs. 231/2001

Cybersecurity e D.Lgs. 231/2001: cosa prevede il modello organizzativo

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale (AI) e la digitalizzazione hanno rivoluzionato il modo in cui le imprese operano. Insieme, però, sono emersi nuovi rischi — tra questi quello della responsabilità amministrativa degli enti, disciplinata dal D.Lgs. 231/2001.
In questo articolo approfondiamo in che modo le imprese devono strutturare un modello organizzativo conforme, perché la cybersecurity diventa parte integrante del modello 231, quali sono le implicazioni pratiche e perché, in un contesto dove la tecnologia evolve più rapidamente delle difese tradizionali, la protezione informatica non può essere trascurata.

Introduzione: responsabilità degli enti e modello organizzativo

Il D.Lgs. 231/2001 introduce per le aziende italiane la responsabilità amministrativa degli enti per alcuni reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente stesso. 

 L’art. 5 del decreto prevede che, in caso di commissione di un “reato-presupposto” da parte di un dirigente o collaboratore dell’ente, l’ente può essere chiamato a rispondere a meno che abbia adottato ed efficacemente attuato, prima del fatto, un modello di organizzazione, gestione e controllo (MOG).

Il modello organizzativo, se correttamente predisposto e applicato, può costituire causa di esonero dalla responsabilità amministrativa dell’ente.

Perché la cybersecurity entra nel modello 231

In un contesto aziendale sempre più digitalizzato, gli attacchi informatici, le violazioni di dati e i reati informatici assumono rilievo come fattispecie che possono determinare responsabilità per l’ente. 

 Recentemente, l’articolazione della responsabilità ai sensi del modello 231 ha portato a riconoscere che la mancata adozione di misure adeguate di cybersecurity può costituire una «colpa di organizzazione». 


Ad esempio, l’ente è chiamato a dotarsi di un Organismo di Vigilanza (OdV) che non può limitarsi alle tradizionali aree (antifrode, anticorruzione), ma deve estendersi alla cyber sicurezza: identificare rischi, monitorare la conformità, segnalare anomalie.

Il modello organizzativo secondo il D.Lgs. 231

Un efficace Modello Organizzativo 231 – in ottica cybersecurity – generalmente include:

Le principali implicazioni per l’azienda:

Se l’azienda non adotta un modello 231 adeguato o non lo applica in modo efficace, rischia di essere ritenuta responsabile in caso di reato informatico commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente.

La cybersecurity non è più vista come mero ambito IT, ma come presidio di compliance: integrare fisico, organizzativo e tecnologico diventa essenziale.

L’adozione del modello 231 con attenzione alla cyber sicurezza consente all’azienda di dimostrare che ha fatto tutto quanto è ragionevolmente necessario per prevenire reati — migliorando la propria credibilità verso clienti, fornitori, istituzioni.

Riduce il rischio di sanzioni, danni reputazionali e costi indiretti legati a incidenti informatici.

Checklist operativa per integrare la cybersecurity nel modello 231

Ecco alcuni passaggi pratici:

Effettuare una mappatura dei processi aziendali identificando le aree “sensibili” anche in termini informatici:

sistemi, server, punti di accesso remoto, fornitori esterni.

Valutare i rischi specifici di reato e di incidente informatico:

accessi abusivi, trattamento dati personali, danni a sistemi informatici.

Definire protocolli specifici:

ad esempio autorizzazione accessi, separazione ruoli, logging, controlli di rete e sistemi, backup.

Prevedere un piano di formazione:

per il personale su temi di cybersecurity e consapevolezza.

Nominare l’OdV:

o verificare che abbia competenze e poteri anche in ambito IT/cyber.

Prevedere:

audit, test di vulnerabilità, aggiornamenti del modello in base all’evoluzione normativa (es. recepimento della direttiva Direttiva NIS2.

Documentare tutto:

procedure, log, formazione, aggiornamenti. La documentazione è fondamentale per dimostrare la “effettività” del modello.

Conclusione: un nuovo paradigma di governance

In conclusione, la protezione informatica non è più solo una questione tecnica o di singolo reparto IT. Per le imprese italiane, integrare la cybersecurity all’interno del modello organizzativo previsto dal D.Lgs. 231/2001 significa assumere una visione strategica della governance, della prevenzione dei rischi e della gestione della compliance.
Avere un modello 231 adeguato, aggiornato e attuato non solo contribuisce a evitare responsabilità dell’ente, ma fornisce alle aziende un vantaggio competitivo: maggiore fiducia da parte di clienti, partner, istituzioni.
Se la tua azienda non ha ancora integrato queste dimensioni, è il momento di agire: non più un “extra” ma un requisito imprescindibile nel panorama digitale odierno.

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